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Leonardi Alberto

Alberto Leonardi, certamente orgoglioso delle patriottiche tradizioni familiari, volle confermarle scegliendo le “moderne”, seducenti vie dei cieli, sull’esempio – forse - dello zio Libero, già valente Ufficiale Osservatore.  
Nato a Pesaro il 4 Ottobre del 1915 - Liceo classico “ Mamiani” frequentato nella città natale e maturità conseguita nel ’36 - si era iscritto alla facoltà di Agraria presso l’Università di Bologna, per secondare il desiderio del padre – Leonardo – sebbene la personale vocazione fosse sempre saldamente rivolta verso un destino tutto in azzurro.
Frattanto, parsimonioso, investendo parte dei propri risparmi, nel 1934 aveva preso a  frequentare la Scuola di Pilotaggio sul campo di Rimini/Miramare che raggiungeva – da Pesaro –  grazie ad una fiammante bici da corsa, per l’occasione donatagli dal papà e il giornaliero “conforto” di una frugale merenda, frutto di provvide mani materne.   Piccoli, grandi  sacrifici che denotavano quanto forti fossero la passione per il volo e la determinazione di affidarla ad un concreto futuro.  
Ai comandi di un biplano Caproni-100, in data 15 Dicembre 1934 conseguiva il brevetto premilitare quale “pilota d’aeroplano”, riuscendo  poco dopo a superare le prove previste da un bando di concorso  promosso dalla Regia Aeronautica per il reclutamento di Allievi Ufficiali Piloti di Complemento  .
Dal Marzo 1937 cominciava un difficile periodo di addestramento militare svolto a Foggia, presso la Scuola di 2° periodo, al termine del quale, nominato Sottotenente, era destinato all’8° Stormo Osservazione Aerea ove riceveva la qualifica di Pilota Militare su velivolo B.R.3. 
Fra il Febbraio e il Maggio del 1938, avvenivano i trasferimenti al 36° e quindi al 30° Stormo Bombardamento Terrestre ove effettuava il “passaggio” sui plurimotori della Specialità : S.81, il celebre e veloce trimotore S.M.79 ed anche il FIAT B.R.20.  Ed era con il “30°”, ora incorporato nel 111° Stormo dell’Aviazione Legionaria, che il 5 Agosto ’38 il Sottotenente Leonardi partiva per i corruschi cieli di Spagna, da due anni teatro di un’aspra guerra civile che vedeva coinvolte anche le Forze Armate nazionali. 
Con la 280^ Squadriglia del 29° Gruppo, dopo un mese, dedicato all’attività addestrativi e l’indispensabile  ambientamento, il pomeriggio del 7 Settembre ecco la prima azione di guerra, sul fronte di Tarragona.   Nel ruolo di 2° pilota del Tenente Aramis Ammannato effettuava il bombardamento della contesa Cima Caballo
Vero e proprio battesimo del fuoco, Alberto lo sperimentava il 21 Settembre 1938, nel corso di un’azione sull’area di Teruel, subendo un violento e preciso fuoco di reazione che colpiva il suo velivolo ad un’ala.
Settima missione contro il porto di Tarragona l’8 Ottobre allorquando, per la prima volta, il trimotore di Ammannato e Leonardi era a lungo inseguito da ben nove caccia avversari. Voli ed efficaci bombardamenti, proseguivano senza soluzione di continuità per tutto il 1938 ed oltre. 
Ultima missione – la cinquantaquattresima ! – il 20 Marzo del 1939. Obiettivi ripetutamente battuti :  Tarragona, Lerida, Barcellona, Valencia, Teruel, Gerona, Guadalajara, affrontando con frequenza le insidie della contraerea e gli assalti dei temibili caccia Curtuiss e Rata
Al termine della vittoriosa Campagna, Alberto Leonardi, rimpatriava a metà Giugno del 1939, gratificato anche da decorazioni e benemerenze concesse dal Governo Spagnolo.
Potendo vantare ben centoquindici ore di voli operativi, riceveva la promozione a Tenente in Servizio Permanente Effettivo per “merito di guerra” su proposta del proprio Comandante che ne aveva apprezzato le capacità sia come Aiutante Maggiore del Gruppo e sia come pilota, attribuendogli una eccellente valutazione professionale : 19/20 !

Assegnato nella primavera del 1940 al 41° Stormo, basato a Reggio Emilia, l’annunciarsi di minacciosi venti di guerra, lo vedevano destinato alla lontana Colonia dell’Africa Orientale.  
Lasciato l’aeroporto emiliano il 15 Aprile, il Tenente Leonardi rivestiva per la prima volta il ruolo di Comandante-capo equipaggio sul S.M.79 /MM. 22057, assieme ad altri cinque trimotori guidati dal Capitano Ferrari.
La pattuglia giungeva a Gura il 10 Maggio 1940 al termine di un itinerario assai “contrastato” (dal maltempo e dalle autorità anglo-egiziane) con soste a Napoli/Capodichino, Cairo/Almaza, Uadi Halfa, Chartum e Asmara. Dal 10 Giugno,  l’entrata dell’Italia nel Secondo Conflitto, chiamava il “nostro” a farsi attivo protagonista – nei ranghi della 6^ Squadriglia -  di un prolungato ciclo operativo, logorante per l’estrema carenza del materiale di volo in rapporto alla enorme vastità dei territori sui quali agire.
Assidui e repentini gli spostamenti del Reparto guidato dal Capitano Serafini. Incursioni, su Gubuti, Aden, il Somaliland Britannico, esplorazioni sul Sudan, lo Yemen ; azioni contro il traffico navale in Mar Rosso, lo strategico Stretto di Bab el Mandeb, il nodo di Perim ma anche a Sud dell’equatore (!) sugli obiettivi britannici in Kenya. Per una ardita azione su Moyale – estremo Sud Etiopico – gli valeva il “Bronzo” al V.M.. Ininterrottamente sulla breccia : nel corso del ’40 e durante i primi mesi del ’41.
Se durante l’attività in Spagna, Alberto Leonardi  aveva dimostrato innate doti militari, i riarsi cieli dell’Africa Orientale  stavano facendone un combattente “veterano” sovente con compiti di capo-formazione e la responsabilità di recare a bordo Ufficiali Osservatori del Regio Esercito sulle ostili aree dei fronti.  
Con maestria e coraggio usciva incolume, assieme all’equipaggio, da due incidenti di volo, occorsi fra Agosto e Settembre del 1940 sugli aeroporti della capitale Etiopica e Dire Daua. In entrambi i casi gli aerei andavano distrutti, eppure, per  il rovinoso atterraggio ad Addis Abeba, il suo esemplare comportamento era oggetto di un “Encomio” ufficiale.  
Come in Spagna, ma in maniera ben più impegnativa e rischiosa, si rinnovavano e moltiplicavano le occasioni di dover superare ovunque il contrasto della contraerea ed affrontare l’insidia dell’Aviazione inglese e sud-africana, dotata di moderni apparecchi da caccia, potentemente armati e numerosi quanto erano malridotti e in via di esaurimento la già esigua schiera degli aerei nazionali.
L’epilogo di tanto coraggioso prodigarsi, il mattino del 7 Marzo 1941 quando, decollato da Addis Abeba, il velivolo del Tenente Leonardi andava a compiere un solitario spezzonamento su baraccamenti contigui al campo di Buriè. Centrato dall’intenso fuoco di sbarramento che metteva fuori uso due motori, l’inevitabile atterraggio forzato presso il fortino di Dembeccià era condotto con abile manovra ma l’incombere delle avanzanti truppe nemiche non consentiva di attendere l’arrivo del personale atto a riparare l’apparecchio. Dolorosa ma inevitabile la decisione di incendiare l’aereo aprendo lo scarico rapido del carburante e lanciando una bomba a mano.
Mentre il “79” bruciava, i membri dell’equipaggio – pur temprati da lunghi mesi guerra – non riuscirono a trattenere le lacrime, tanto radicato era in  il senso del dovere e l’attaccamento verso il “fedelissimo” trimotore con cui avevano combattuto e che – pur malconcio,fumante e crivellato - li aveva sempre riportati alla base.

La sconfitta e l’onorevole resa che ponevano fine alla Campagna in Africa Orientale, significava e significò – per i superstiti uomini delle Forze Armate italiane - la prigionia. Compresi gli appartenenti alla Regia Aeronautica impossibilitati a sottrarsene perché ormai privi di aerei efficienti. Tuttavia un pugno di Aviatori, quarantadue, irriducibili e determinatissimi, rischiò l’impossibile impresa. Il Tenente Alberto Leonardi volle, non senza difficoltà, esserne partecipe perché se molte erano le incognite, suadente la meta : l’Italia.
Ad Addis Abeba, erano rimasti miracolosamente intatti , alcuni vecchi trimotori da trasporto già appartenenti all’Ala Littoria : efficienti, solo tre Savoia-Marchetti S.73 con marche civili I-Novi, I-Arco, I-Vado  che, stipati come un uovo, partivano il 3 Aprile 1941 avvalendosi di Comandanti espertissimi quali Peroli, Agostinelli e Cazzaniga.
Voli avventurosi con scali “tecnici” in Eritrea (Sifani e Assab) e in Amara (Dessiè) prima di giungere a Gedda in Arabia Saudita. Stato neutrale che comunque tratteneva a lungo i fuggiaschi italiani.  Quasi un internamento durante il quale – nonostante il continuo interessamento della Legazione italiana – Leonardi fu obbligato a trasferirsi a Kandara  ove visse, in condizioni precarie, giorni di febbre violentissima di natura malarica. 
Per certi aspetti una avventura rocambolesca che comunque si avvicinava alla auspicata conclusione il 7 Maggio 1941, quando i tre apparecchi italiani riuscivano ad involarsi e far rotta su Bengasi.  Poi altra breve sosta a Tripoli/Castelbenito e , finalmente !, ultima traversata del Mediterraneo con atterraggio a Roma/Littorio il 12 Maggio

Giusto premio, per cotanto osare, una prolungata e distensiva licenza di convalescenza che Alberto trascorreva a Pesaro, tra i propri cari. Licenza benefica, utile per smaltire i postumi della febbre malarica, che tuttavia, il forte animo del combattente, spingeva Alberto ad abbreviarla anticipando il rientro in servizio e inoltrando domanda per essere assegnato alla Specialità Aerosiluranti.  
Domanda che alla luce di una carriera davvero encomiabile, non poteva non essere accolta ed il 1° Settembre 1941, il Tenente raggiungeva l’aeroporto di Bologna/Borgo Panigale ove era di stanza il gruppo complementare il 36° Stormo Aerosiluranti, Reparto che proprio in quel periodo, era duramente impegnato in Mediterraneo subendo gravissime perdite. Una vera e propria decimazione che rendeva necessario procedere alla totale ricostituzione dello Stormo ora dotato nuovamente di S.M. 79. Il “caro” e fedele trimotore che agevolava non poco il Tenente Leonardi nell’affrontare il lungo periodo di addestramento all’impiego del velivolo nel “nuovo” ruolo di silurante.

Dopo una breve permanenza a Roma (Febbraio 1942), il “36°” tornava operativo a pieni organici in Giugno e trasferito in Sardegna alla vigilia del primo grande scontro aeronavale passato alla storia come battaglia “di Pantelleria e di Mezzogiugno”. Battaglia dalla quale l’aereo di Alberto non avrebbe…” fatto ritorno”.
Nelle prime ore del 14 Giugno 1942, la fase di interdizione contro l’agguerrito convoglio inglese – al momento in transito al largo delle coste algerine – prevedeva l’attacco di velivoli da caccia FIAT, armati con bombe alari, contro una delle portaerei.   Il rischiosissimo compito di guidarli sull’obiettivo era affidato al solitario “79” della 259^ Squadriglia  al comando dell’esperto Tenente Leonardi. A bordo anche un Ufficiale Osservatore della Regia Marina, il Tenente di Vascello Priorini.  
Giunto in vista del convoglio intorno alle ore 11, l’aereo italiano, che privo di scorta navigava a quota-5000, veniva affrontato con decisione da due caccia Sea-Hurricane appartenenti allo Squadrone 801 della “Fleet Air Arm” levatisi dalla portaerei “EAGLE” : piloti, il Ten.Turnbull e il S.Ten.Duthie.   Malgrado la strenua difesa opposta, manovrando le armi di bordo ad ogni attacco condotto alternativamente dai due britannici, per l’italiano non vi era possibilità alcuna di sfuggire al micidiale e preciso fuoco avversario.  
Ben presto tutti e tre i motori erano in fiamme e il “79” precipitava in mare inabissandosi. Il S.Ten.Duthie, autore dell’ultimo decisivo assalto, ricorda di aver notato distintamente un solo membro dell’equipaggio proiettarsi fuori del velivolo… ”egli indossava una combinazione di volo nera con bottoni argentei”. Forse  Priorini, l’Osservatore.

Così, una intera esistenza dedicata all’Aeronautica e alla Patria si consumava in pochi attimi.  L’estremo sacrificio testimoniato da una labile scia nerastra fra cielo e mare. Nel rovente “clima” della battaglia…una delle tante. Al momento di quell’ultima, suprema offerta Alberto Leonardi aveva solo ventisette anni.          

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