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Leonardi Luigi

Luigi Leonardi : l’ultimo della famiglia a vestire il grigioverde, ma il primo a farlo abbracciando la carriera militare attraverso la dura quanto formativa esperienza dell’Accademia di Fanteria e Cavalleria a Modena :  81° corso “Carattere”.
Nato a Pesaro il 9 Marzo 1920 da Leonardo e Matilde Massarini, aveva frequentato i diversi ordini di scuole della città sino all’Istituto Tecnico “Bramante”, conseguendo il diploma di ragioniere nel 1938.
Benchè interessato ai problemi dell’agricoltura – seguendo l’attività del padre, amministratore di vaste proprietà terriere – non appena in possesso del “titolo” richiesto, superava le prove per l’ammissione ai corsi regolari dell’Accademia, per altro stimolato dal fratello Alberto, valente Ufficiale pilota e valoroso combattente nei cieli di Spagna, che oltre ad ispirare la scelta di Luigi, seppe generosamente promuoverla e sostenerla nel modo più “concreto”.
Il diciottenne, allievo dall’Ottobre ’38, lasciava Modena, Sottotenente in Servizio Permanente Effettivo - a vent’anni – con l’Italia già coinvolta nel Secondo Conflitto e quindi con l’urgenza di intensificare le attività di specializzazione. Trasferito a Parma, dopo la Scuola di Applicazione - ultimo corso regolare, concluso nel Giugno 1941 - seguiva l’assegnazione alla specialità “Carristi” con servizio di addestramento presso il 33° Reggimento Carristi di Parma.    Forte di tale esperienza, riceveva il comando di plotone dei due sucessivi corsi “Allievi Carristi” frequentati da giovani Volontari Universitari. Corsi che terminavano nel Giugno 1942 in coincidenza con la promozione a Tenente.
Consapevole di aver raggiunto solide capacità professionali, l’appartenenza al battaglione “Complementi” di stanza a Fidenza, spingeva Luigi a ritenersi pronto per l’invio in zona d’operazioni. Aveva pertanto rivolto, ai Comandi,  reiterate richieste in tal senso, quando veniva raggiunto dalla triste notizia che il 14 Giugno, l’aereo dell’amato fratello Alberto, non aveva fatto ritorno dalla Battaglia aeronavale avvenuta in quei giorni nel Mediterraneo Occidentale. Secondo consuetudine l’equipaggio veniva ritenuto “disperso”, il che concedeva ai familiari di abbandonarsi ad un trepida speranza, ma – per disposizioni superiori – vedeva momentaneamente rinviato l’invio di Luigi in prima linea.
Soltanto nel Gennaio del 1943, la pressante insistenza del Tenente Leonardi nei confronti del proprio Capitano Rossi, riceveva il premio di…andare ( finalmente ! ) in guerra proprio nel momento in cui le sorti della stessa erano irreversibilmente compromesse. Destinato all’ultimo fronte africano rimasto – la Tunisia – già il raggiungerlo a bordo di un lento e vulnerabile velivolo da trasporto tedesco si rivelava un avventuroso rischio. Ed aspri erano i combattimenti sostenuti nei mesi a seguire - talvolta con successo, sempre con valore – malgrado le forze avversarie fossero smisuratamente superiori per numero e mezzi !   Fatalmente vinta l’estrema resistenza dell’Armata italiana, il 5 Maggio con l’entrata delle Truppe Americane a Tunisi cessavano le ostilità, ma il Tenente Leonardi, intendendo rifiutare la prigionia, dall’interno raggiungeva a piedi la costa marittima di Hammamet travestito da arabo.    Stratagemma illusorio, alla fine smascherato dai militari britannici della VIII Armata per i quali anch’egli diveniva, suo malgrado, uno dei tanti P.o.W. : Prisoner of War !   Erano travagliati giorni di umiliazioni e di fame, trascorsi – in Algeria – prima che gli inglesi lo “cedessero” ai reparti Statunitensi per essere inviato oltre Atlantico con imbarco ad Orano ai primi di Luglio.  
Gli storici avvenimenti del 25 Luglio 1943 coglievano Leonardi e gli altri settecento commilitoni che ne condividevano l’incerto domani, stipati e debilitati, sottocoperta, fra le lamiere roventi di una “Liberty” in lenta navigazione attraverso l’Oceano. Vaghe le forze ma vigile l’attenzione nel leggere l’annuncio di quell’evento su un ciclostilato prontamente fatto circolare fra i prigionieri ; destando meraviglia, incredulità ed anche il sospetto che si trattasse di un espediente creato dal “nemico” per incidere – in un modo o nell’altro - sul morale e la già compromessa coesione degli italiani.
Dopo lo sbarco a New York, il lungo viaggio verso il Missouri dove veniva ristretto nel campo di Weingarten. Era l’inizio di ventisette interminabili mesi di prigionia, movimentati da alcuni spostamenti di sede.   Nel Novembre 1943, assieme ad altri sei o sette Ufficiali, veniva scelto per una singolare sperimentazione, traendolo da decine di migliaia di uomini.    Per il giovane Tenente, una esperienza difficile e impegnativa svolta inizialmente in un importante campo di concentramento nello Stato del Wyoming.    Difficile e impegnativa – si diceva – come era facile arguire considerando l’intento del detentore che, attraverso l’inserimento di un Ufficiale a capo di un “compound” di soli militari di truppa, avrebbe dovuto saggiarne il grado di disciplina ancora esistente nei rapporti fra soldati e Ufficiali, nella eventualità di poterli in seguito utilizzare nel quadro della cooperazione fra Italia e Alleati durante i mesi della “cobelligeranza” come poi avvenne.   Una responsabilità notevole ma utile anche per acquisire esperienze poi sapientemente messe in pratica al rientro in Patria.
Lasciati gli States nel Novembre del 1945, il Tenente Luigi Leonardi  ritornava a casa alla vigilia di Natale.   
Pesaro, la sua città, fortemente segnata dai bombardamenti ; il doloroso vuoto lasciato dal fratello Alberto e dalla adorata madre consumatasi nella vana attesa del suo ritorno ; il peso dei sette anni di giovinezza dati ad una Patria in ginocchio…Non furono tuttavia sentimenti che attenuarono la ferma volontà di ricominciare e la forza di costruirsi un futuro dopo aver ufficialmente lasciato l’Esercito che frattanto lo aveva promosso Capitano con anzianità 1944, conferendogli la Croce di Guerra al Valor Militare.

Collegandosi ad una delle attività paterne, prendeva ad interessarsi di assicurazioni anche se era nel settore autotrasporti che egli dimostrava forte spirito d’iniziativa e motivo principale di sostentamento, creando dal nulla e gestendo con capacità una attiva società di autolinee, portandola in venticinque anni, ad un notevole sviluppo per l’offerta dei servizi ed il numero dei mezzi.   Complesso e azienda poi assorbiti dal  “Servizio Comunale Trasporti” pesarese.
Con la complicità delle calde stagioni balneari, l’incontro e poi le nozze – nell’Aprile del 1956 – con la giovane bresciana Franca Franzini ; matrimonio allietato da sei figli uno dei quali – come il padre e il nonno Leonardo -  esercita la professione di assicuratore.
Luigi, legato alla tradizione familiare e ai suoi trascorsi, non mancava di aderire a buon diritto, all’ Associazione che riunisce i decorati al Valor Militare – l’Istituto Nazionale del Nastro Azzurro – con la carica di consigliere Provinciale e – dal 1987 – quella di Presidente del Sodalizio stesso.   Carica ricoperta in modo encomiabile, dimostrando serietà d’intenti e facendosi promotore di importanti realizzazioni, assumendo l’onere di “investire” con totale disinteresse, tempo e risorse, ma gratificato dall’onore di venire – da allora ad oggi – riconfermato, anno dopo anno, dal largo consenso degli iscritti unanimi nell’apprezzarne il lavoro : in particolare l’allestimento e la stampa di tre ulteriori edizioni del libro dedicato ai “Combattenti Decorati al Valor Militare della Provincia di Pesaro e Urbino”, per un totale di ben duemila copie diffuse nel solo ambito Provinciale di Pesaro ; l’edizione di un Album Commemorativo della famosa trasvolata (1933) dell’Atlantico del Nord nel 70° anniversario dell’evento (anno 2003) e, per finire, con l’immissione – su WEB – di curriculum  e notizie sino ad oggi raccolte, relative a Combattenti decorati al V.M.
Una “impresa”, quest’ultima, davvero unica a livello nazionale, destinata a concludere nel migliore dei modi la serie delle iniziative poste in essere durante la presidenza-Leonardi.

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