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Leonardi Carlo

E’ con Carlo Leonardinato a Fano nel Novembre 1841 – che la tradizione patriottica della famiglia si fa tradizione militare poiché sceglie di tramandarla vivificando la nobiltà dei principi attraverso la concretezza dell’azione.
Il padre, Fortunato, affermato giureconsulto, è noto in città per le sue idee liberali palesemente manifestate, ma sono le vicende politiche di quegl’anni a favorire la determinazione – specie nei giovani – di  contrapporsi al costituito potere temporale della Chiesa che preclude l’avverarsi del legittimo sogno di tanti : l’unità d’Italia.
Le speranze che il marchigiano Pio IX ha riacceso con lo statuto del 1848 e la concessione di auspicate amnistie, vengono mortificate da successivi ripensamenti che si riflettono nell’ostile atteggiamento del clero e soprattutto nell’intervento delle repressive baionette austriache chiamate a confermare la potestà papale.   Altri lontani avvenimenti culminati con il sanguinoso epilogo della Repubblica Romana e la pesante restaurazione, concorrono ad accrescere lo sconforto dei più.
Anche la visita pastorale di Papa Mastai nel pesarese ( 1857 )  dalla quale non vengono le  attese “aperture”  foriere di prospettive migliori, rafforza negli ambienti liberali l’anelito a reagire e prende corpo il proposito di provocare importanti moti di protesta.   Fermenti cari all’irrequieto Carlo che tuttavia teme - al pari di coetanei che ne condividono il giudizio – siano destinati a spegnersi in uno sterile attendismo.
A questo stato di cose non resta che un’alternativa : la fuga. E con l’avvento del 1858, egli la realizza lasciando la città natale per incamminarsi verso…l’Italia, rappresentata – anche per lui, fervente repubblicano - dal Piemonte di Vittorio Emanuele II.  La meta è lontana seicento chilometri, ma  la certezza di perseguire una causa giusta e la generosità dei suoi diciassette anni rendono superabili le privazioni, le fatiche, i rischi e le molte incognite di quel lungo itinerario.  La volontà vince ogni ostacolo e dopo non meno di venticinque giorni di marcia la “regal” Torino è raggiunta.  Ha attraversato fiumi, varcato un paio di frontiere di Stato, aggirato territori ostili, sfuggendo a segugi e posti di blocco !  Vera e propria  “avventura” certamente favorita da fortunati, occasionali incontri e solidali complicità contadine, oltremodo utili per lucrarne cibo e precarie soste notturne.
Orgoglioso di tutto questo, il “volontario” Carlo Leonardi veniva arruolato, quale soldato semplice, nell’Esercito Piemontese e assegnato all’87° Reggimento Bersaglieri. Anche il decisivo momento “storico” – l’arrivo di Napoleone III, Palestro, Montebello, Magenta, la vittoriosa conclusione della seconda Guerra d’Indipendenza - rendeva premio alla sua encomiabile ostinazione ; offrendogli subito la possibilità di servire la causa - combattendo con slancio e valore  durante il biennio 1859-1860 rivelatosi decisivo per la nascita del Regno d’Italia.
Già in Maggio il nostro si distingueva compiendo una rischiosa puntata esplorativa presso la riva sinistra del Po occupata dal nemico : missione che riceveva l’ammirato apprezzamento dei superiori che lo proponevano per la Medaglia di Bronzo al Valor Militare (poi concessa) in epoca in cui le decorazioni venivano raramente conferite o lo erano con estrema parsimonia.
Il 24 Giugno del ’59, da ricordare l’epica la partecipazione ai duri, sanguinosissimi scontri con le truppe Austriache a Solferino e S.Martino ; durante i quali condotta operativa e ardimento di Leonardi gli valevano il meritato secondo “bronzino”.

Il festeggiato ritorno a Fano, non era privo di inattese, spiacevoli complicanze perché l’auspicata annessione delle Marche al Regno, per i giovani in età, significava anche la chiamata alle armi per svolgere il servizio di leva obbligatorio. Carlo fermamente vi si opponeva ritenendosi pienamente giustificato dai suoi significativi trascorsi di Bersagliere : due anni di Campagne e ben due Medaglie al Valore guadagnate sui campi di battaglia. La ragione prevaleva sulla burocrazia costringendo le autorità militari ad istituire un apposito ruolino che prevedeva l’esenzione per tutti coloro che avevano, come lui, partecipato agli eventi bellici del ’59. Affrancato con soddisfazione da un dovere superfluo, con la terza Guerra d’Indipendenza fra Regno d’Italia e Austria, sentiva forte il richiamo ad un dovere morale senza compromessi.
E ripartiva : questa volta volontario Garibaldino, con i Cacciatori delle Alpi battendosi con valore nella battaglia di Bezzecca il 23 Luglio del 1866.

Definitivamente a Fano dal 1868, assunto dalla locale Azienda Daziaria, non si sottraeva all’impegno di svolgere un’autorevole militanza in seno agli attivi Circoli Mazziniani e a favore della associazione “reduci Garibaldini”. Mentre proseguiva in modo soddisfacente l’impiego sino ricoprire l’incarico di direttore-ispettore, le nozze con Anna Magini, celebrate nel 1877, erano via via allietate dalla nascita di dieci figli ; tre purtroppo venuti a mancare in tenera età.  Quasi a ribadire che le vie sconosciute del sangue trasmettono idee e sentimenti, dei quattro figli maschi superstiti, due –  Capitano e Colonnello – si sarebbero comportati con eguale valore al servizio della Patria in armi.

Italiano a tutto tondo, cittadino giusto e stimato, Carlo Leonardi moriva – in Fano – nell’Ottobre del 1902 assistito dall’affetto dei cari e con il conforto della religione da lui fermamente voluto.  Il celebrativo necrologio apparso sulla stampa locale non mancava di stigmatizzare la vivace “controversia” sorta durante la cerimonia di sepoltura tra i familiari e gli amici dello scomparso.  Questi ultimi, nel riaffermare il loro credo laico e anticlericale – radicato,antico retaggio della lunga dominazione papale – rimproveravano ai primi di aver prevaricato la volontà di Carlo affidandolo alla pietà consolatrice del Credo cristiano.

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