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Ottaviani (Famiglia)


Fra i membri di una stessa famiglia presenti nell’eletta schiera dei decorati al Valor Militare della Provincia, gli Ottaviani – antico e nobile ceppo originario di Sassocorvaro/Mercatale – impongono di farne memoria accomunandoli in un unico pensiero, ove i sentimenti di ammirazione acquistano particolare spontaneità sapendoli non chiamati a volere e dover perpetuare consolidate tradizioni militari del casato impreziosite da atti di valore in guerra.
Infatti, Vincenzo Ottaviani, eminente avo vissuto fra l’ XVIII ed il IXX Secolo, pur ammirando le imprese del Bonaparte, fu insigne medico, botanico, docente presso l’Università di Urbino, ancor oggi celebrato autore di originali studi in campo micologico tesi a combattere – attraverso la conoscenza -  i casi di morte per avvelenamento assai frequenti tra le genti di quei luoghi e di quel tempo.
E certamente non militarista il discendente di questi – Vincenzo anch’egli – che in Mercatale e dintorni fu capace amministratore di numerose ed estese sue proprietà ; rispettato per le sue importanti e solide virtù civiche nelle quali si andavano rispecchiando i figlioli.
Francesco, nato  nel ‘893, Olinto, ‘898 e soprattutto Adello, dimostratosi il più versato nel seguire gli affari di famiglia.  Fu pensando saggiamente al loro domani che papà Vincenzo decise di lasciare la feretrana dimora gentilizia e stabilirsi in Pesaro, dove i tre giovani avrebbero potuto più agevolmente proseguire gli studi intrapresi : Adello e Francesco presso l’Istituto Tecnico, Olinto al Liceo Classico “Mamiani”. 
Poiché – da sempre – è quanto mai vero che "…di diman non v’è cetrtezza", l’irrompere della Grande Guerra nel sereno procedere della vita familiare, ne mutava le abitudini e ne scompaginava i programmi, imprimendole una improvvisa “svolta” in senso militare impensabile appena qualche anno prima. Francesco e, più tardi Olinto, abbandonavano gli studi per rispondere con entusiasmo alla chiamata alle armi.
Francesco, dopo un corso Allievi Ufficiali, con il grado di Sottotenente Osservatore era inviato in prima linea, dove, ben comportandosi durante i combattimenti del Marzo e dell’Aprile del ’16 nella zona di Selz, riceveva un Encomio Solenne.   Promosso Tenente, mandato a compiere missioni di collegamento con un reparto di Artiglieria divisionale, nel Maggio del 1917, confermava rare doti di coraggio e spirito di iniziativa, tali da contribuire con efficacia a battere posizioni nemiche a Jamiano. Fatto d’arme che gli valeva il conferimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Frattanto, destinato al fronte anche il giovane Olinto con il grado di aspirante ufficiale, questi otteneva di essere aggregato al reparto del fratello. Di combattimento in combattimento, il generoso slancio dei fratelli Ottaviani era di esempio e di incitamento  ai commilitoni.  Sino al 2 Novembre del ’17, quando nel corso dell’accanita difesa di un ponte sul Tagliamento non lungi da Navarons, il fuoco della batteria al comando di Francesco ed eseguito, con decisione e precisione dagli uomini agli ordini di Olinto, opponeva efficace resistenza al tentativo di penetrazione austriaca.  Purtroppo, nell’asprezza dello scontro, una granata esplosa vicinissima al giovane Combattente lo uccideva all’istante. Estremo sacrificio - accolto con dolore dai familiari, in Pesaro - che il Regio Esercito “premiava” concedendo la Medaglia d’Argento alla memoria.

La perdita segnava nel profondo anche  Francesco e la sua vita, per sempre legata al devoto ricordo di Olinto. Essa ne risultava fortemente condizionata al punto di disattendere gli antichi progetti paterni e decidere di abbracciare la carriera militare.  Terminato il conflitto e sostenuti i corsi e le prove previste, il percorso si sviluppava in modo soddisfacente, in Artiglieria, ricoprendo incarichi di comando nelle sedi più diverse : Pola, Terni, Lodi, Alberga e ancora Pola, sino alle soglie della 2^ Guerra Mondiale allorquando, chiesto l’avvicinamento, riceveva l’incarico di allestire gli apprestamenti difensivi sulla vetta del Conero, sede della 412^ batteria.  Raggiunto il grado di Tenente Colonnello, il brillante stato di servizio era minato da una grave forma di artrite reumatoide che costringeva Francesco Ottaviani ad un precoce congedo. Ritiratosi nella sua Pesaro, egli si spegneva fra il rimpianto dei familiari ed unanimi attestati di stima specie da parte dei militari di cui era stato comandante.

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L’eredità morale lasciata da Olinto e Francesco non poteva non coinvolgere la successiva generazione degli Ottaviani e muoverli lungo la stessa via. 
Erano i tre figli di Adello, l’unico a non poter vestire l’uniforme per dedicarsi al complesso mondo della finanza, a raccogliere il testimone, tutti presi dalla passione per il volo e desiderosi di servire la Patria in Aeronautica. Conseguita la licenza di Scuola Superiore, superavano con successo gli esami d’ammissione ai corsi regolari della Regia Accademia Aeronautica di Caserta.
Vincenzo ed Edoardo – quasi coetanei – dal 1936 inquadrati nel prestigioso Corso “REX” ; il più giovane Olinto, che rinnovava il nome dello zio Caduto, ammesso a frequentare il Corso “VULCANO” inaugurato nel 1940.  Vincenzo ed Edoardo primeggiavano in ruoli diversi : nelle attività sportive il primo, con ottimo profitto nello studio il secondo.  Per entrambe, dall’Aprile del 1937, l’attività di volo si svolgeva sul campo di Capua secondo i programmi ed i “passaggi” previsti che comprendevano l’abilitazione al pilotaggio dei biplani Breda 25, Ro.41, Fiat C.R. 30 e 32. Nel Settembre 1939 Vincenzo ed Edoardo lasciavano definitivamente l’Accademia, separandosi, per raggiungere i rispettivi reparti d’impiego con il grado di Sottotenente Pilota in Servizio Permanente Effettivo.
Edoardo prescelto per il Bombardamento Terrestre ; Vincenzo, destinato alla Caccia, e assegnato alla 151^ Squadriglia del 6° Stormo “Diavoli rossi”, di base a Rimini/Miramare. L’11 Ottobre 1939, durante un volo di addestramento, il motore de suo C.R.32 subiva un improvviso arresto, costringendo il pilota a compiere un fortunoso atterraggio fuori campo. L’apparecchio, semidistrutto ; Vincenzo, seriamente ferito.  All’incidente seguiva una grave e permanente menomazione, soprattutto per un Aviatore : la perdita di un occhio che inevitabilmente avrebbe  comportato la fine della carriera nel “Ruolo Naviganti”. Un “verdetto” che Vincenzo – con determinazione ed elevato senso del dovere – riusciva a vanificare ottenendo dalla Regia Aeronautica l’autorizzazione a transitare dalla “Caccia” al “Bombardamento”, conservando la qualifica di pilota.  Pertanto – l’Italia già entrata nel 2° Conflitto – il Tenente Ottavini, riprendeva a volare dal Novembre 1940, sui trimotori S.81 ed S.M.79, presso la Scuola di Specialità basata a Brescia/Ghedi.

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Intanto era proseguita la “parallela” attività del fratello Edoardo che abilitatosi alla guida dei bimotori FIAT B.R.20, aveva svolto il servizio di prima nomina in forza all’11° Gruppo del 13° Stormo B.T., con il quale aveva compiuto azioni di guerra sul fronte Occidentale e su quello Greco-Albanese. Dall’autunno, il reparto, in organico al Corpo Aereo Italiano, si trasferiva nel Nord Europa per operare – assieme alla tedesca Luftwaffe – sulla Manica e contro aree industriali e porti dell’Inghiltrra Meridionale.   Per il giovane Eldorado una esperienza breve ma estremamente difficile dovendo affrontare condizioni meteorologiche e ambientali  assolutamente incompatibili sia per l’inadeguato materiale di volo, sia per il carente grado di addestramento degli equipaggi italiani al volo strumentale.  Esperienza sofferta, che tuttavia  gli faceva guadagnare una Medaglia d’Argento al V.M. e la Croce di ferro germanica. Con l’avvento del 1941, lo Stormo – ed Edoardo con esso - lasciava le inospitali brume del Nord per raggiungere, in Aprile, gli assolati campi della Marmarica dai quali i FIAT riprendevano ad operare, soprattutto bombardamenti notturni, a supporto della prima controffensiva di Rommel.  Il 13 Aprile, appena qualche giorno dall’arrivo in Libia con la 1^ Squadriglia, il Tenente Edoardo Ottaviani – capo equipaggio di un B.R.20 - al rientro da una ardita missione sull’oasi di Gialo era bersaglio di un preciso fuoco di sbarramento che centrava il velivolo facendolo precipitare in fiamme senza scampo per gli uomini a bordo.   La Medaglia d’Argento, conferita “alla memoria”, era di conforto al rinnovato sgomento della famiglia, ventiquattro anni dopo il sacrificio di Olinto a Navarons. Quasi un nemesi !

La notizia della perdita dell’amato fratello, raggiungeva Vincenzo mentre, a Ghedi, stava completando il corso di abilitazione al pilotaggio dei bombardieri Savoia-Marchetti.  Superati i giorni del rimpianto, egli reagiva virilmente chiedendo di essere subito inviato in zona d’operazioni quasi a voler, non solo idealmente, prendere il posto del Caduto.  Il 16 Giugno del ’41, in forza alla 261^ Squadriglia del 47° Stormo B.T., sull’aeroporto di Grottaglie, effettuava un corso accelerato per il “governo” del trimotore da bombardamento Cant. Z. 1007, velivolo in dotazione al reparto.  Reparto che alla fine di Agosto si trasferiva a Rodi – “via” Tatoi – da dove il Tenente Ottaviani Vincenzo prendeva ad operare i suoi primi voli di guerra - come insistentemente voluto – voli che sarebbero proseguiti con assiduità, di giorno e di notte, sino all’estate del 1942.   Sempre con i Cant.Z. della 261^ Squadriglia (106° Gruppo), numerosi i bombardamenti e le ricognizioni alturiere sul Mediterraneo Orientale, Egeo, contro naviglio nemico e obiettivi della costa Libica ed Egiziana ; azioni su Alessandria ed anche in cieli ai confini della Turchia. L’esordio, il 6 Settembre ’41, partecipando al bombardamento notturno del porto di Famagosta.   Il lungo ciclo operativo trovava l’apprezzamento dei comandi che lo ritenevano meritevole di riconoscimenti al Valor Militare e al Merito di Guerra: una Medaglia di Bronzo, la promozione a Capitano ed un “Encomio” per la determinazione e la precisione con cui, il 20 Maggio ’42, Ottaviani aveva attaccato un convoglio, scortato da Cacciatorpediniere, danneggiando gravemente una nave da carico. Al rientro in Patria, l’Aeronautica stabiliva che l’elevata professionalità e la notevole esperienza acquisita dall’Ufficiale dovessero rendersi disponibili per i giovani piloti. Pertanto il Capitano era incaricato di assolvere il compito di istruttore e addestratore al volo strumentale e notturno sui nuovi velivoli Cant.Z. 1007-ter, spostandosi su diversi aeroporti metropolitani sedi di Scuole-Bombardamento : Forlì, Vicenza, Aviano, Ghedi.  Tale attività, svolta con il 10° Gruppo “C”, proseguiva anche nel corso del 1943 sino agli eventi Armistiziali del Settembre in seguito ai quali il Capitano Ottaviani Vincenzo riusciva a raggiungere il Meridione, aggregandosi all’88° Gruppo Bombardamento Terrestre operante con la Regia Aeronautica cobelligerante. Partendo da Lecce, ai comandi dei fedeli “Cant.Zeta”, durante il ‘44 e ’45, egli effettuava numerose e rischiose missioni di ricognizione e aviorifornimento a favore dei reparti dell’Esercito, operanti nei Balcani e in Albania, contro le forze armate Germaniche.  Voli di guerra che venivano ricompensati con una Croce di Guerra al V.M. ed un nuovo Encomio – questa volta “Solenne” – per la difficile azione del 21 Febbraio 1945 su Bugojno ove si trovavano isolati nuclei del 2° Corpus.

Terminato il Conflitto, dal Luglio 1945 Vincenzo effettuava il “passaggio” sul trimotore da trasporto S.M.82 con il quale poi operava dall’aeroporto di Roma/Guidonia.  La carriera proseguiva alternando numerosi voli di servizio con importanti incarichi ministeriali ; fino al pensionamento per raggiunti limiti di età, dopo aver raggiunto il grado di Generale di Squadra Aerea.
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Olinto, il non dimenticato terzo e più giovane fratello-Aviatore, terminato il corso accademico “VULCANO” nel 1943, con il grado di Sottotenente Pilota, per sua fortuna non coinvolto in azioni ed eventi bellici, si sarebbe dimostrato Ufficiale tra i più validi nel contribuire alla rinascita e alla modernizzazione dell’Aeronautica Militare durante il cruciale periodo del passaggio dai velivoli ad elica agli aviogetti confermando un ruolo importante nell’ambito dell’Alleanza Atlantica.  Dunque, anche per Olinto, una carriera altrettanto encomiabile conclusa con il grado di Generale di Brigata Aerea.  Dopo il ritorno alla vita civile, Vincenzo e Olinto sono deceduti nel corso degli anni Novanta, e riposano nella tomba di famiglia, a Mercatale.
Per volere della municipalità pesarese, interprete dell’ammirata gratitudine dei cittadini, l’esemplare e corale dedizione alla Patria della famiglia Ottaviani, ha ricevuto un simbolico compendio nel dedicare un aula del locale Liceo “Mamiani” ad Olinto, il discepolo Caduto sul fronte del Tagliamento.  La lapide apposta in memento ancor oggi è là, pedagogico “messaggio” ai giovani.   Incontaminato dallo scorrere del tempo.

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