PORTALE delle MEMORIE dei combattenti decorati al Valor Militare della provincia di Pesaro e Urbino
 
Campanacci Domenico

Quando si verificava il fatto d'arme che gli farà meritare la Medaglia d'Argento al V.M., Domenico CAMPANACCI aveva ventidue anni essendo nato a Cantiano il 14 Maggio 1895.  
Caporale di Fanteria appartenente alla 107^ Sezione "Bombarde", aveva esercitato con abnegazione e senso di responsabilità le mansioni di capo-pezzo anche dopo che una scheggia lo aveva raggiunto ferendolo seriamente ad un occhio.   
Comportamento particolarmente apprezzato dai comandi, visto che il decreto con cui gli era formalmente conferita la ricompensa, recava la data del 7 Febbraio 1918 ; meno di un anno dall'evento, in epoca in cui i riconoscimenti al merito venivano concessi con parsimonia e attenta selettività.

Con il Conflitto ancora in corso, il 14 Luglio 1918, nel corso di una cerimonia - festosa e solenne, appositamente convocata in Cantiano - il Colonnello De Matteis del Comando Artiglieria di Pesaro, appuntava la medaglia sul petto del valoroso Caporale sull'affollata Piazza Luceoli del paese.  
Evento considerato importante ed al quale la stampa del tempo concedeva ampio risalto in cronaca locale riportandone con dovizia di particolari i diversi significativi momenti.   L'iniziale corteo con banda, i bimbi delle elementari, gli inquadrati militari - presenti perché in licenza - al comando del Tenente Venturini, ma anche il Maggiore medico direttore dell'Ospedale militare di Cagli ; i "...reduci delle patrie battaglie", l'intera municipalità, il "Circolo di lettura" assieme ai rappresentanti della "Società Operaia" e della "Congregazione di Carità".  
Praticamente tutta Cantiano partecipe, cui la signorina Lucchetti - incaricata di aprire la cerimonia - ricordava innanzitutto i concittadini "....sacrificatisi per la grandezza della Patria..." Gino Morena, Francesco Formica, Nello Rabbini, Vincenzo Simoncelli, Evaristo Angradi  ed il Sergente Maggiore Amedeo Pesci.  
Dopo i saluti e le brevi allocuzioni del sottoprefetto, del Comm. Rossi a nome della Deputazione provinciale e dell'Onorevole Storoni, prendeva la parola per il discorso ufficiale il Col. De Matteis, discorso centrato sui principali aspetti della Guerra in corso.   La minacciosa e forte organizzazione dell'Esercito austriaco, le prospettive certe di sconfiggerlo e la rievocazione dei combattimenti avvenuti nella primavera del 1917 nel corso dei quali si era valorosamente comportato Domenico Campanacci.  
Esaltato il valore e lo spirito di sacrificio de soldato italiano - soprattutto evidenziatosi durante i lunghi e difficili mesi di cruenta lotta sul fronte carsico - l'oratore esaltava l'azione dei reparti - bombarde giudicandola determinante nel favorire l'esito vittorioso di importanti battaglie risolutive : Isonzo, Gorizia, Bainsizza, comprendendo in tale apprezzamento anche il gesto di Campanacci a Cima Stradon "...giusto vanto e nobile cittadino di Cantiano".
Concluso il suo dire, che per necessità di circostanza non poteva non essere privo di accenti retorici, il Colonnello decorava l'emozionato Campanacci tra suoni di banda e folla plaudente.   Più tardi - dicono le cronache - ebbe luogo un modesto banchetto di circa trenta coperti durante il quale, il pretore Avv. Garganico "...con la sua alata parola, commuoveva i commensali".

Poi ?   Poi - lo si è recentemente appreso con vivo piacere da una lettera della nipote Patrizia (20.11.2003) - la vita "civile" di Domenico Campanacci si è realizzata rispecchiando, nei principi e nel comportamento, quanto da lui generosamente dimostrato in guerra.  Così si esprime la nipote nel tracciare, con ammirato affetto,  il ritratto di lui "cittadino e padre di famiglia, a testimonianza che il suo ricordo ancora è vivo perché così dev'essere....".   Nel corso degli anni, l'occhio ferito a Cima Stradon si è andato lentamente spegnendo "...è stato uomo modesto, religioso, profondamente buono, instancabile lavoratore ed ha compiuto gesti di vera carità cristiana, in silenzio, con riservatezza perché riteneva di doverli fare.   Con questo spirito raccoglie in famiglia un nipote rimasto orfano all'età di due anni e lo ama, lo educa come proprio figlio.   Acconsente al suo desiderio di avanzare negli studi, lo conduce al diploma di maestro elementare e ne è profondamente orgoglioso. Insegna ai propri due figli di considerare fratello il cugino accolto in casa.   La disponibilità verso il prossimo è stato il tratto più marcato del suo carattere : di ritorno, ha ricevuto stima, affetto, rispetto, fiducia.   Noi familiari lo ringraziamo per averci trasmesso i suoi nobili sentimenti ed onoreremo sempre la sua memoria...".

La semplice ed esemplare esistenza di Domenico Campanacci si è serenamente conclusa a Cantiano il 6 Marzo 1988, dopo che durante gli anni Settanta la Presidenza della Repubblica gli aveva doverosamente conferito la onorificenza di Cavaliere di Vittorio Veneto

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